matteoVANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».
RIFLESSIONE

31 agosto 2014

IL CORAGGIO DI PERDERE L’EQUILIBRIO
22ma domenica del Tempo Ordinario A

Ci saremmo beccati tutti da Gesù la stessa strigliata fatta a Pietro, di fronte alla logica della croce che ci presenta il Vangelo di oggi.
“Satana” significa letteralmente “inciampo, sgambetto, ostacolo”:
ma ci chi riesce a stare in equilibrio dietro a Gesù?

Quante volte tutti ci siamo chiesti il perché della “nostra” croce, della sofferenza, del dolore, delle crisi, delle ferite del cuore.
Certe croci sono proprio difficili da capire e da accettare.

Potremmo fare come gli Scintoisti in Giappone.
Nei loro templi si vedono tantissimi alberi fioriti di carta.
Viene dato un foglietto colorato con una frase di un saggio, escono, leggono, se la risposta non è gradita, la attaccano ad una pianta ed entrano a prenderne un’altra, così finché ce n’è una che piace e va bene. Ci si accontenta.

Oppure possiamo fare come gli Ebrei al muro del pianto.
Sai che non c’è alcuna risposta, puoi solo aspettare il Messia e intanto, chiuso sul passato, lamentarti con triste nostalgia.

Ci resta infine di fare come Pietro, cioè sbagliare risposta:
“Lasciamo perdere la croce. Vediamo di trovare un altro modo”.

Il nostro errore è sentirci schiacciati da “una croce senza Cristo”, cercando “un Cristo senza croce” che ci liberi a colpi di miracoli.
Ci arrovelliamo sul dolore, non vedendo altro e oltre.

Siamo come una trottola che, fissa, gira vorticosa su se stessa.
È in equilibrio, ma i colori si mischiano e i disegni si deformano.

Se sei depresso è perché stai vorticosamente girando nel passato, se sei ansioso è perché stai annaspando girando nel futuro, puoi trovare pace solo se ti fermi nel presente.

Quando poi, come una trottola, ti metti a girare forte su te stesso ti rendi subito conto che vedi un muro davanti a te, tutto si appiattisce e si schiaccia come spalmandosi su un muro.

Quante volte davanti a Dio ci viene da dire:
“Mi sembra di parlare con un muro!”.
Ma il muro non è Dio, il muro è solo effetto della trottola.

Solo se rallenti e ti fermi, ti puoi accorgere che davanti a te c’è qualcuno che ti aspettava mentre tu ti arrovellavi.
Era lì pronto a prenderti per evitare che tu ti facessi male, perché nel continuo girare su noi stessi è inevitabile sentirsi confusi e disorientati, e spesso e volentieri trovarci per terra con qualche livido.

“Quale vantaggio se guadagni il mondo ma perdi la vita?”.
Gesù ci suggerisce: non devi guardare indietro con rabbia, e nemmeno devi guardare avanti con paura, impara invece a guardarti intorno con consapevolezza.

Questo è “prendere la croce” e prendere la croce con su Cristo.
La croce è un paio di occhiali per vedere meglio la nostra vita.
La croce è quel sostegno che ti sorregge se perdi l’equilibrio.

Poi dice: “rinnega te stesso”, cioè accorgiti che non esisti solo tu.
Ironicamente: “Dio esiste ma non sei tu, quindi stai sereno”.

Nella vita tutto dipende dallo sguardo che sentiamo su di noi.
La solitudine non è altro che assenza di sguardi per te.
Al contrario, uno sguardo amico fa sbocciare subito un sorriso.
Ogni uomo, come un attore sul palco di un teatro, è aiutato più dal desiderio degli applausi che dal timore dei fischi.

Che Dio ci dia il coraggio della croce cioè di perdere l’equilibrio.
Scopriremo così che abbiamo dei colori con cui siamo dipinti, che abbiamo disegni di storie meravigliose che ci rendono unici e che c’è qualcuno che si consuma gli occhi ad aspettarci.
Tre cose che il girare vorticoso di ogni giorno non ci fa vedere.
Tre cose che Dio invece osserva sempre e ci insegna a guardare.